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1° Torneo volley under 18 "Pier Giorgio Frassati"

Posted by Il segretario on 27 maggio 2009 , under | commenti (0)



Domenica 24 maggio 2009 ha avuto inizio il primo torneo di volley femminile under 18 intitolato al beato Pier Giorgio Frassati. Il torneo, organizzato dalla Gagliarda Sambenedettese A.S.D., vede la partecipazione di quattro squadre tra le quali le nostre ragazze seguite dalle care allenatrici Loretta Sgariglia e Federica Olivieri, l'Olympia Volley, il CSI San Giuseppe e la Mail Express.

La giornata ha visto scendere in campo come prima partita l'Olympia Volley contro la squadra delle nostre ragazze. Dopo 3 lunghi set combattuti a colpi di schiacciate, la nostra Gagliarda ne è uscita fuori vincitrice per 2 set a 1.
Quindi ragazze in bocca al lupo per le prossime partite e sempre Forza Gagliarda!!!

Finali Regionali del Campionato Polisportivo Under 14 "Ragazzinsport" del C.S.I.: ottimi piazzamenti per la Gagliarda!!

Posted by Il Presidente on 13 maggio 2009 , under , | commenti (0)



Domenica 10 maggio si sono svolte a San Benedetto del Tronto le finali regionali del Campionato Polisportivo Under 14 "Ragazzinsport" del Centro Sportivo Italiano: la nostra Gagliarda Sambenedettese era rappresentata da due squadre maschili, l'under 12 e l'under 14.
Purtroppo, per mancanza di iscrizioni a livello regionale, non hanno potuto gareggiare i nostri bambini e le nostre bambine delle squadre under 8 e under 10, mentre le ragazze delle squadre under 12 e under 14 di pallavolo non hanno partecipato per impegni vari extra sportivi.
Sotto un sole cocente che ci ha accompagnato per tutta la giornata, i nostri ragazzi si sono cimentati in un torneo di calcio a 5 e nelle prove di atletica, ottenendo dei bei piazzamenti: l'under 12 (allenata dal bravo e tosto Gianluca Ascani) è arrivata 2° nel calcio, 4° nell'atletica e 3° quindi nella classifica polisportiva (calcio + atletica); l'under 14 (guidata dall'ottimo Luca Olivieri aiutato da Cristian Tommasi) si è classificata 3° nel calcio, 2° nell'atletica e 4° nella classifica polisportiva.
Al termine c'è stata la premiazione ed è è stata celebrata la Santa Messa.
Una citazione la meritano i bambini dell'under 12 per la splendida partita (sotto tutti i punti di vista, primo fra tutti l'amicizia dimostrata tra di loro) giocata contro il San Basso di Cupra Marittima: sotto di una rete, i nostri non si sono persi d'animo e dopo aver meritatamente recuperato la rete di svantaggio (bravo Pier Giorgio) hanno ottenuto la meritata vittoria ai rigori. Bravi a tutti!!
Andrea Falcioni

(da sinistra: l'under 12 e l'under 14)

Sane letture sportive: dal Corriere.it «Così Bartali in bici portava ai conventi i documenti salva-ebrei»

Posted by Il Presidente on , under | commenti (0)



Per la nostra rubrica "Sane letture sportive" pubblichiamo oggi un altro interessante articolo tratto dal Corriere.it del 28/01/09 dal titolo "Così Bartali in bici portava ai conventi i documenti salva-ebrei", dove si parla del grande uomo e ciclista Gino Bartali che rischiò più volte la vita per salvare quella di centinaia di persone durante la seconda guerra mondiale.

Per chi vuole leggere l'articolo direttamente dal sito Corriere.it, ecco il link da cliccare http://www.corriere.it/cronache/09_gennaio_28/bartali_ebrei_4ca4d364-ed19-11dd-b7f1-00144f02aabc.shtml

Ricordo a tutti che al 4° Gagliarda's Day, lunedì 29 giugno, avremo ospiti il ciclista e giornalista Paolo Alberati e Andrea Bartali, figlio di Gino, in un incontro dal titolo "Gino Bartali - Mille diavoli in corpo" dove oltre a ripercorrere la vita e le vittorie sportive del grande ciclista toscano, sveleremo numerosissimi particolari inediti della vita privata e pubblica del Bartali uomo, quello intimo, ai più sconosciuto.

Buona lettura a tutti.

Andrea Falcioni


«Così Bartali in bici portava ai conventi i documenti salva-ebrei»

ROMA — Suor Alfonsina e suor Eleonora guardavano fuori, attraverso le fessure della Ruota degli Innocenti, e vedevano due gambe muscolose che uscivano da un paio di pantaloni attillati e corti. Sussurravano un nome, «Bartali», perché la fama aveva valicato le mura del monastero di San Quirico, clausura per clarisse. Gino Bartali, che aveva vinto il Giro d'Italia nel '36 e nel '37 e il Tour nel '38, per almeno 40 volte, dopo l'8 settembre 1943, salì a San Quirico in Assisi, tra San Francesco e il Vescovado, con la sua Legnano rossa e verde. Nascosti nella canna, sotto il sellino o dentro le impugnature del manubrio, portava foto e documenti di ebrei. Documenti da falsificare, per permettere le fughe. Partiva da Firenze, faceva più di 200 chilometri di strade secondarie e di montagna, addosso una maglia con scritto «Bartali».
Qualche volta lo fermarono, i tedeschi, a un posto di blocco, ma finiva che gli facevano domande di ciclismo. A San Quirico Bartali consegnava alla madre superiora carte e foto, che poi venivano portate in una tipografia, lì dietro, tre minuti di buon passo. Gli ebrei ottenevano così le identità necessarie a circolare e a raggiungere l'Abruzzo, oltre la linea Gustav, nell'Italia già liberata. Il primogenito di Bartali, Andrea, è andato ad Assisi, ha ritrovato le suorine, utranovantenni, e i luoghi di queste imprese non sportive del padre. È andato a ricercare la tipografia, ha trovato al suo posto uno degli innumerevoli negozi di souvenir di Assisi, ma dentro c'era ancora la stampatrice che servì a salvare le vite di centinaia di ebrei. E lo stesso percorso era già stato compiuto da Riccardo Nencini, presidente del Consiglio regionale toscano, segretario del Partito socialista e nipote del campione che fu considerato l'erede di Bartali, Gastone Nencini: «La nuova madre superiora ci fece leggere il diario della superiora di quei tempi, dove erano annotate le visite di Bartali», racconta. E Andrea Bartali dice: «A proposito delle polemiche su Pio XII e gli ebrei, io credo che fosse necessario il permesso papale per far entrare uomini in un convento di clausura».
Bartali era un militante dell'Azione cattolica e tramite monsignor Elia Dalla Costa entrò in contatto con l'organizzazione Delasem, che assisteva i profughi ebrei. Talvolta, a metà strada tra Firenze e Assisi, fermava la bici alla stazione di Terontola. Come in un film, il suo arrivo calamitava le persone presenti, i soldati tedeschi e italiani intervenivano per disperdere l'assembramento e gruppi di ebrei e di perseguitati politici venivano fatti salire sui treni. Quest'anno, in quella stazione, è stata scoperta una lapide in ricordo di Bartali. «Prima dei viaggi verso Assisi — racconta Andrea Bartali — papà aveva fatto molti "allenamenti" andando in bicicletta da Firenze fino a Genova. A Genova gli venivano consegnati dei fondi che venivano da conti depositati in Svizzera da ebrei di tutto il mondo e lui li portava a Firenze».
Il presidente Ciampi diede la medaglia d'oro al merito civile a Bartali per aver protetto l'esistenza di almeno 800 ebrei.
Andrea Garibaldi 28 gennaio 2009



Sane letture sportive: da Repubblica.it "Le poltrone eterne del CONI - uno sport solo per le star"

Posted by Il Presidente on 07 maggio 2009 , under | commenti (0)



Per la nostra rubrica "Sane letture sportive" pubblichiamo un bell'articolo tratto da Repubblica.it del 06/05/09 firmato da Fabrizio Bocca dal titolo "Le poltrone eterne del CONI - uno sport solo per le star", dove si parla prima di tutto della riconferma (la quarta!!) di Gianni Petrucci alla guida del CONI, poi dello sport italiano e delle sue lacune più grandi.
Per chi vuole leggere l'articolo direttamente dal sito Repubblica.it, ecco il link da cliccare:

http://www.repubblica.it/2009/04/sport/calcio/bocca-razzismo/commento-coni-2/commento-coni-2.html
Ringrazio il nostro allenatore Marco Nobili per la segnalazione dell'articolo.

"Le poltrone eterne del Coni - uno sport solo per le star"
di FABRIZIO BOCCA
Nel segno del rinnovamento Gianni Petrucci, 63 anni, è stato rieletto per la quarta volta alla presidenza del Coni, che guida ormai da dieci anni. Nel 2012 quando arriverà a fine mandato Petrucci diventerà il secondo presidente rimasto più a lungo sulla poltrona numero 1 del Foro Italico. La classifca infatti nel 2012 sarà questa: Onesti 32 anni, Petrucci 13, Carraro 9, Pescante 5, Gattai 2, Grandi 1. Non che Petrucci non sia un dirigente bravo, furbo quanto basta, esperto come pochi altri e abilissimo navigatore della politica tanto da resistere a qualsiasi colore di governo, a qualsiasi bufera doping o crisi economica che sia: il problema è il pervicace attaccamento alla poltrona dei nostri dirigenti sportivi. La sostanziale impossibilità di cambiare è un dato di fatto del nostro sport: si cambia solo quando la legge vieta di rinnovare in eterno il mandato. Lo sport italiano in genere cambia solo per sfinimento e vive nella reale impossibilità di sapere se qualcun altro sa e può fare meglio. La candidatura di Chimenti era invero abbastanza velleitaria: venendo dal golf non ha mai governato un sport di grande popolarità (il calcio, l'atletica e così via), non ha mai fatto vita di palazzo. Ma ci ha provato. In realtà la corsa non è mai esistita, come dimostra anche il risultato dell'elezione (55 a 24) . E anche se c'è un netto passo avanti rispetto all'ultima rielezione bulgara: 69 voti a 0 con un candidato unico... Petrucci appunto. Lo sport italiano aveva un delfino in Luca Pancalli, 45 anni, presidente del Comitato Paralimpico Italiano, già commissario della Federcalcio ai tempi di Calciopoli, vicepresidente del Coni, uomo espertissimo di politica dello sport, già individuato da tempo come possibile uomo guida del movimento, ma al momento di muovere il passo è sparito. Stai buono non è il tuo momento.
Un tempo il Coni era sufficientemente indipendente dalla politica e addirittura autonomo finanziariamente. Persa la possibilità di autofinanziarsi col Totocalcio - distrutto dai tempi, dalle scommesse e dalle macchinette mangiasoldi - il Coni è ora completamente dipendente dalla politica. Si resta al comando dello sport in base al gioco o all'appoggio del governo. Perfino le candidature alla presidenza ne sono condizionate: il presidente della Federnuoto Barelli, pensava di sfruttare in proposito lo scranno Pdl di parlamentare, salvo poi scoprire di non avere l'appoggio del partito e si è ritirato. Lo Stato - e questo è il vincolo principale - finanzia il Coni con 470 milioni all'anno: e da allora l'autonomia è finita o quasi. Ma mettiamo da parte la politica. Ormai il vertice dello sport è vetrina pura o quasi. Si governa lo sport in base alle medaglie e ai titoli mondiali conquistati. Siamo campioni mondiali di calcio e siamo fra i primi dieci paesi al mondo nel medagliere olimpico. Ogni olimpiade che passa perdiamo qualche medaglia per strada, ma siamo pur sempre una potenza. Di certo possiamo dire - questo sì - di fare la lotta al doping più seria. Ma anche noi abbiamo i nostri scheletri negli armadi: vedi lo scandalo Rebellin. E anche se si potrebbe fare molto di più e non limitarci a una corsa a chi trova meglio le schifezze dentro una provetta. Puntiamo tutto o quasi sulle organizzazioni. Dopo i mondiali abbiamo fatto la corsa agli Europei (perdendola) ma abbiamo ottenuto i Mondiali di nuoto e la finale di Champions League e altri ancora. Per i mondiali di nuoto abbiamo riempito Roma di piscine (e anche di parcheggi...), e di villaggi, che in parte non saranno finiti e in buona parte, sicuramente, saranno utilizzati male in futuro. Siamone certi. E in ogni caso si dovrà pagare l'ingresso a qualcuno per nuotare. Sappiamo mettere alla grandissima Phelps e la Pellegrini dentro una piscina, ma non sappiamo metterci un bambino di 12 anni che ha bisogno di muoversi. Quasi tutto lo sport a livello giovanile ed extrascolastico è affidato a società dilettantistiche che però chiedono rette mensili che tantissime famiglie non possono permettersi. Lo Stato nello sport di tutti i giorni è assente, o quasi. Non è nemmeno giusto e democratico: se la scuola non mi fa muovere, perchè devo pagare per un mio diritto?. E il Coni, comunque la si pensi, è lo Stato visto che ne riceve ormai sostentamento. Nei discorsi pre-elettorali Petrucci ha parlato di un miglior rapporto con la scuola, ma lo stesso disse dieci anni fa. E lo stesso disse prima di lui Pescante e prima ancora Carraro. Perché il Coni non sa stimolare da anni, i ministeri competenti su questo problema? Perché se ne lamenta e basta? Siamo tra i primi al mondo alle Olimpiadi e tra gli ultimi per l'educazione fisica a scuola. Entrate in una delle tante palestre scolastiche, dove il termosifone non funziona, il parquet è rigonfio, i muri sono scrostati, il tetto sfondato, il quadro svedese sfasciato e storto, e vi renderete conto che l'unico sport che ci interessa è quello chiacchierato. f.bocca@repubblica.it
6 maggio 2009